Rete
Italiana per il Disarmo e la Campagna “Taglia le ali alle
armi” chiedono a gran voce un dibattito pubblico e in parlamento
per fermare – senza ulteriori costi – un progetto
problematico e mastodontico.
Come già ripetuto in numerose prese di posizione di Rete
Disarmo, acquistare i 131 caccia bombardieri nell'ambito del programma
Joint Strike Fighter costerà all'Italia almeno 15 miliardi di
euro.
Nell'avanzare questa nostra richiesta, negli ultimi anni, spesso la
risposta ricevuta dai fautori del progetto era stata: “Le penali
sono troppo alte”. Ma l'inchiesta pubblicata sul numero di
gennaio del mensile Altreconomia (si veda alla pagina www.altreconomia.it/signoridelleguerre) dimostra qualcosa di completamente diverso.
La documentazione relativa alla partecipazione italiana al programma
militare più costoso della storia, guidato dagli Stati Uniti in
compartecipazione con altri 8 Paesi, dimostra che l’uscita del
nostro Paese dal programma non comporterebbe oneri ulteriori rispetto a
quelli già stanziati e pagati per la fase di sviluppo e quella
di pre-industrializzazione. Un totale, versato a partire dal 2002, che
può essere calcolato ad oggi in 2,7 miliardi di euro. Ma che non
obbliga per nulla ad una successiva fase di acquisto, come prevede
l’accordo fra i Paesi compartecipanti (“Memorandum of
understanding”) sottoscritto anche dall’Italia il 7
febbraio del 2007 e il cui ultimo aggiornamento ufficiale risale a fine
2009.
Il Governo italiano potrebbe quindi decidere senza penali di non
procedere all'acquisto dei 131 caccia ipotizzati. Norvegia, Canada,
Australia e Turchia hanno di recente messo in discussione la loro
partecipazione al programma, in qualche caso arrivando a una vera e
propria sospensione mentre lo stesso Pentagono – come denunciato
da Rete Disarmo nel comunicato di fine 2011 – ha espresso forte
preoccupazione per i problemi tecnici, i ritardi e costi crescenti a
dismisura di un progetto che avrebbe dovuto essere già a pieno
regime
La speranza della nostra Rete e di tutto il mondo del disarmo è
quindi quella di un ripensamento, che pare difficile viste le recenti
dichiarazioni del Ministro della Difesa Di Paola a sostegno del
programma. Proprio l'Ammiraglio Di Paola (allora Segretario generale
per la Difesa e gli Armamenti) firmò con una cerimonia a
Washington del giugno 2002 il primo accordo da un miliardo di euro per
la partecipazione italiana al programma nella sua fase iniziale SDD.
Taglia le ali alle armi
“Non stupisce la difesa d’ufficio da parte del
Ministro-Ammiraglio Giampaolo Di Paola della partecipazione italiana al
programma F-35, non pensavamo però fosse capace di affermare che
non è uno spreco soprattutto dopo le recenti notizie provenienti
dal Pentagono” è il commento di Massimo Paolicelli, tra i
coordinatori della Campagna “Taglia le ali alle armi”.
La convinzione deriva da recente rapporto (dal titolo “F-35 Joint
Strike Fighter Concurrency Quick Look Review”) elaborato da alti
ufficiali del Dipartimento della Difesa USA che rivela impietosamente
la mole di guai del programma. Tra le questioni maggiormente
problematiche c’è il nuovo casco avveniristico che non
funziona come dovrebbe, oppure il meccanismo di aggancio di coda che ha
fallito tutti e otto i test di atterraggio. Secondo alcune discrezioni
sembra ci siano state 725 ‘richieste di modifica’ in attesa
di essere evase, nel solo mese di ottobre 2011. Come è evidente
tutte queste modifiche comportano un ulteriore rallentamento dei tempi
e di conseguenza un ulteriore levitare dei costi. Questi problemi poi
pongono serie domande sulle reali capacità finali di questo
aereo di quinta generazione. La Rete Italiana per il Disarmo ha
espresso recentemente molte volte la propria preoccupazione per
l'ipotizzato acquisto di tali caccia dal parte del nostro paese: ai 15
miliardi ad oggi stimati infatti occorre aggiungere quelli di uso e
gestione dei velivoli: il vero costo per progetti aeronautici che
sarà da due a tre volte maggiore della semplice fattura di
acquisto. Per questo viene ribadita la richiesta che non si firmi il
contratto di acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35 e si possano
destinare le ingenti risorse così risparmiati ad interventi
sociali e di sostegno al mondo del lavoro così colpito dalla
attuale crisi economica.
Vista la grande eco suscitata ieri, anche in diverse dichiarazioni di
esponenti politici, dalle ultime notizie sulla partecipazione italiana
al programma Joint Strike Fighter la Rete Italiana per il Disarmo
ancora una volta (in tal senso le richieste negli ultimi mesi sono
state numerose) chiede che il Parlamento si faccia carico di un
confronto su questo mastodontico e costosissimo progetto, il più
grande della storia in ambito militare.
Lo strumento ci sarebbe ed è la mozione 408 presentata nel luglio 2010
alla Camera dall’On. Pezzotta (una simile è stata presentata
dall'allora Sen. Veronesi al Senato) che chiede al Governo di
sospendere il progetto di acquisto. Tale mozione, dopo essere stata
calendarizzata per febbraio/marzo del 2011 è in seguito sparita dal
programma dei lavori dell’Assemblea alla Camera non venendo
più riproposta nel nuovo calendario di volta in volta elaborato.
La mozione parlamentare proposta dalla Campagna (e
promossa alla Camera dall’On Pezzotta e al Senato dal Sen.
Veronesi) è stata sottoscritta: alla Camera dagli onorevoli Sarubbi,
Colaninno, Marco Carra, Enzo Carra, De Pasquale, Bossa, Ruvolo,
Giovanelli, Castagnetti, Fogliardi, Graziano, Rubinato, Delfino, Lucà,
Marchioni, Bobba, al Senato da senatori Ferrante, Vimercati,
Serafini Anna Maria, Carofiglio, Della Seta, Franco Vittoria, Della
Monica, Vita, Treu, Di Giovan Paolo, Nerozzi, Baio, Soliani, Maritati,
Armato, Rusconi, Molinari, Lannutti, Bassoli, Perduca, Bastico,
Incostante, Chiaromonte, Musi, Sangalli, Astore